Decreto del Fare contro il realismo di Google


Piccolo glossario iniziale; quanti conoscono bene la differenza tra decreto legge e decreto legislativo? La questione può sembrare capziosa, ma ha rilevanza.  Il decreto legislativo (o legge ordinaria) vede coinvolti più organi di stato: la legge deve essere approvata nel medesimo testo dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica (l’iniziativa legislativa può spettare a:  ciascun membro del Parlamento, al governo della Repubblica, ad una petizione sottoscritta da almeno 50000 elettori, dal consiglio nazionale dell’economia, alle regioni).  Il decreto legge è invece uno strumento del governo a cui solo in caso di necessità l’esecutivo potrebbe far ricorso ed ha forza di legge.  Il condizionale su “potere” è dovuto al fatto che se ne fa un uso smodato da ogni governo italiano.

Di questi giorni è il dibattito sul decreto legge del “Fare” proposto dall’esecutivo Letta.  Piccola parentesi, come nel nostro Paese è necessario apporre “severamente” ai divieti per farli rispettare, così anche un decreto che di per sé dovrebbe essere concreto ha bisogno dell’aggiunta del verbo fare.   Tralasciando questo, vorrei focalizzare il ragionamento sulle iniziative legate al mondo del web.

Wi-Fi libero e banda larga
  In modo surrettizio, si sta facendo passare una legge che ha due facce contrapposte che non appaiono risolvere il problema della connessione aperta in Italia.  Da un lato ci si prepara a rendere nota la mappa di hotspot per collegarsi gratuitamente su internet e si fa cadere l’obbligo di identificazione personale degli utilizzatori.  Dall’altro, però, si tagliano i fondi alla cosiddetta banda larga a favore delle TV locali, penalizzando ancora internet rispetto ai media tradizionali.  La larghezza di banda (di una trasmissione, di un segnale o di un canale di comunicazione) è la velocità di trasmissione dell’informazione: nel caso delle comunicazioni digitali la banda si misura direttamente in bit al secondo.     Il risultato di queste scelte? Tanti utenti collegati che aspettano impazientemente di aprire la pagina di un magazine, del conto corrente, della casella postale ecc.   Considerando che più sono le persone  in connessione e più diminuisce la velocità della stessa (provate a casa, se vi connettete in cinque/sei allo stesso modem in wireless andrete come lumache virtuali), a che serve facilitare possibilità di collegarsi gratuitamente a internet se poi il servizio sarà pessimo?

L’esempio di GOOGLE

Ed arriviamo al motore di ricerca più discusso e diffuso al mondo, Google.  Il gigante di Mountain View ha negli USA regalato alla città di San Francisco ben 600 mila dollari per coprire gratuitamente parchi, centri ricreativi e luoghi di aggregazione simili per 2 anni, come testimonia la rivista TECH CRUNCH.   Dunque 24 mesi di connessione gratis e veloce, poiché assicurata dal motore di ricerca stesso.   Non poggiarsi sempre e unicamente sul “pubblico” può dare frutti importanti, pur a breve termine.   Meglio un servizio a tempo determinato efficace che il mare magnum nostrano, no?  E, tornando alla differenza tra decreto legge e legislativo, era necessario uno strumento urgente come il decreto legge una questione che avrebbe dovuto coinvolgere tutto il Parlamento?

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