L’occhio discreto sulle tue ricerche


Ci sono tantissimi motori di ricerca in rete, che in confronto al gigante Google sembravano dei vani tentativi,ma che crescendo hanno assunto sempre maggiori spazi.  Ecco alcuni dei principali.

  1. Bing.  Primo esperimento compiuto dalla Microsoft per contrastare la concorrenza del gigante di Mountain View,  dotato di un’ottima ricerca video e foto.  Nel tempo è cresciuto, anche nelle versioni per smartphone e sulla gestione delle mappe.  Contiene collegamenti diretti alla posta Outlook (ex Hotmail).
  2. Ixquick.  Per gli amanti della privacy a tutto tondo, Ixquick non conserva un database di memoria delle ricerche e fa del rispetto di tale principio il suo focus principale.  Lo stesso sito cita l’esempio di AOL che nel 2006 rilasciò in rete intenzionalmente i dati di ricerche di 650 mila users per tre mesi per un esperimento di ricerca.  La scelta fu criticata, per la facile identificazione di chi faceva le ricerche e furono necessarie scuse pubbliche per placare le polemiche.    
  3. GoodSearch.  Qui ci troviamo di fronte a un’altra mission di grande spessore, al di là della qualità della ricerca stessa. Chiunque decida di iscriversi via Facebook o registrandosi, contribuirà a una causa sociale da indicare in anticipo. Ogni volta che si utilizzerà Good Search, l’associazione prescelta riceverà un contributo per ogni ricerca effettuata.  Ricorda in parte l’idea di FreeRice un sito no-profit gestito dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) che, attraverso un gioco di sinonimi on line,  dona riso alle popolazioni povere nel mondo.
  4. DuckDuckGo.  Lo slogan è: “Search anonymously. Find instantly” (cerca in modo anonimo e trova all’istante). Già da questo si comprende che ci troviamo di fronte ad un altro cultore della privacy, che non conserva tracce sensibili di chi compie ricerche ed ha già un discreto numero di “adepti”.

Detto questo non resta che consigliare di essere sempre attenti a cosa si digita sul web, di eliminare una volta ogni tanto i file temporanei e la cache del sistema ed eventualmente di usare browser proprio come Google Chrome, ironia della sorte made in Google, che danno la possibilità di navigare in status privato, senza lasciare (eccessive) tracce del proprio passaggio.   La rete ingloba tutto, ma ci si può difendere ancora.

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