Italian sounding: il pentagramma del tarocco


italian soundingLa qualità e la rispettabilità del marchio enograstronomico made in Italy è messa a dura prova all’estero.  Dall’Inghilterra agli Stati Uniti, dall’Est Europa all’Asia, sono sempre di più i prodotti venduti che inducono a pensare di essere originari del nostro Paese, ma che in realtà nascondono qualcosa di simile alla frode.   Etichette e confezioni con scritte con nomi italiani storpiati, che confondono il consumatore e fanno un danno colossale al mercato italiano.  Per questo si parla di “Italian sounding”, perchè suona come nostrano ma non lo è affatto.
La comunicazione anche qui conta e gioca un ruolo cruciale per l’indotto economico.  L’Italia, nonostante tutto, all’estero è ancora sinonimo di bella vita e di arte culinaria.  La cucina mediterranea è spesso citata tra le più sane e gustose al mondo, una simbiosi non sempre riscontrabile in altre.   Per questo motivo imprenditori spesso scaltri hanno da tempo captato questa vox populi e l’hanno trasformata in un business da 60 miliardi di euro l’anno.   Si sa la concorrenza è sacra e indiscutibile, ma il problema nasce dall’errata traduzione in gusto dei nostri sapori, che alla lunga potrebbe depauperare il credito di qualità costruito negli anni.   In Inghilterra il Barolo o Valpolicella in polvere, poi negli USA l’Italian Parmesan, un finto parmigiano fatto lì ma con tanto di “italianità” nell’incarto, sono solo alcuni esempi di un elenco impressionante. Si cerca di difendersi in tanti modi, come con la dicitura STG (Specialità tradizionale garantita) per le pizze, per limitare l’errata imitazione che porta a infornare un prodotto simile ma all’originale solo nella forma circolare.
Ma come difendersi all’estero? Interrogazioni parlamentari sono state già avviate a livello UE, ma resta la difficoltà di arginare il fenomeno fuori dall’Europa.  Bisogna sapersi difendere dal messaggio che non rispecchia la produzione italiana, che spesso attraverso etichette con su scritto “Gioia”, “Prego” o addirittura “Italian Style”,  convince i clienti di aver acquistato qualcosa che comunque ha legami col nostro Paese.   

Il fenomeno, oggi diffusissimo ha origini lontane.  Già nel 2009 infatti Sviluppo Lazio ha fatto uno studio (qui di sotto consultabile) dedicato alla pratica negli Stati Uniti.

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