La post generation dell’era internet: perchè darle fiducia


internshipLeggevo proprio in queste ore che la nota rivista tecnologica Wired, dà la possibilità a chiunque di aprire un blog all’interno del suo sito web, a patto però che tu non superi i 28 anni.   Una scelta arbitraria ma legittima, che denota la tendenza ad affidare compiti a giovani “affamati” di visibilità (niente paga qui tra l’altro, neanche citato un rimborso).   Al di là di valutazioni sulla capacità o meno di produrre a seconda dell’età, siamo davvero sicuri che puntare su chi compensa l’esperienza con l’entusiasmo sia una scelta vincente?  I nuovi ricchi dell’hi-tech quali Mark Zuckerberg o Sean Parker ideatore di Napster, la piattaforma gratuita e controversa di condivisione di file musicali, hanno sicuramente portato una ventata positiva di aria fresca in un sistema economico fossilizzato dai grandi tycoon alla Rupert Murdoch, Bill Gates e Warren Buffett.  Tuttavia non vuol dire che chi ha superato una certa età non può contribuire alla crescita della new economy.   Di recente un divertente film Gli stagisti (The Internship) parla di due quarantenni licenziati di punto in bianco che fanno uno stage nella mitica Google tra “geek” con metà dei loro anni.  Dopo un primo periodo di evidente difficoltà i due riescono a farsi apprezzare e a emergere proprio grazie alla propria storia lavorativa.   Cosa vuol dire?  Che ci sono almeno tre motivi per cui lasciare le porte aperte alle generazioni precedenti in campo professionale. Questi.

  • Istruzione e competenze – Chi ha più di 35 anni ha mediamente accumulato un minimo di scuola, nozioni teoriche, viaggi, interessi ed esperienze che non possono non impattare positivamente sul lavoro.  Anzi, chi, oggi, ha un’età che parte da quella soglia ha spesso ottenuto una laurea del vecchio ordinamento che anche all’estero è tenuta in maggior rilievo rispetto al recente caotico 3+2.   Proprio di recente, infatti, una legge sulla razionalizzazione della PA , concernente criteri per gli incarichi all’interno dell’ amministrazione, stabilisce: “La formazione universitaria richiesta dal presente comma non può essere inferiore al possesso del diploma di laurea”.  Intendendo quella intera, non solo i primi tre anni.
  • Capacità di focalizzare – Uno dei principali problemi affrontati da capi di reparto, datori, responsabili e affini e tenere alta la concentrazione dei dipendenti più giovani.   L’indole multi-task, la capacità cioè di fare più cose contemporaneamente (scrivere sms, controllare la posta)  rende dura la concentrazione su di un singolo obiettivo.   Chi invece ha conosciuto lo smartphone solo dopo il liceo o la laurea, ha, mediamente, una naturale attitudine verso la convergenza su di un singolo compito, gratificando anche maggiormente chi te lo ha affidato.
  • Razionalità e capacità di scegliere  – Quando ci si trova dinanzi a scelte importanti, affidarsi a un ragazzo potrebbe avere pro e  contro, che traggono fonte dal suo istinto.
    Questo poiché, in assenza di esperienza, questa è la vera unica bussola cui si affiderà per decidere se fare una cosa o un’altra, licenziare o solo minacciare di farlo, comprare o vendere, rispondere o tacere.  E questo citando solo alcuni dei mille e più dubbi da affrontare.  Gli anni, la maggiore età, portano con sé il peso degli errori, certo,  ma anche l’importanza delle lezioni ricevute da essi. Se si è capaci di conservare e mettere a frutto queste ultime, hai una marcia in più.
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