Champions for Peace, tra sport e motivazione


Pelè in “Fuga per la vittoria”  – fonte: sport.sky.it

Champions for Peace è un’iniziativa che mette insieme campioni dello sport, ancora attivi o ritirati, che desiderano aiutare le comunità svantaggiate attraverso la propria esperienza. Si cerca così di fornire spazi e strutture per  progetti sportivi a servizio della pace e dello sviluppo umano e sociale.    Un forum nel Principato di Monaco tenutosi tra il 6-8 novembre 2013 ha fatto emergere la capacità dello sport di fare da “mediatore” di messaggi positivi e di concrete azioni di supporto.
Comunicare valori costruttivi attraverso l’esercizio fisico non è una prassi nuova e ci sono tanti esempi al riguardo, anche in Italia.   Il judoka Gianni Maddaloni da tempo gestisce una palestra nel Bronx napoletano di Scampia, dove si è formato il figlio Pino Maddaloni, medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2000 a Sydney, contribuendo così a strappare giovani senza motivazioni dalla strada e formandone il carattere.
Quando si parla di linguaggio, comunicazione, non si può non tener conto di quanto non si tratti di tematiche legate solo al giornalismo, ai social network o alla televisione, ma  a tutti quei fenomeni capaci di incidere nella realtà attraverso una concreta realizzazione e incidenza.  Non per nulla le Olimpiadi nell’antica Grecia avevano una tale forza evocativa da interrompere, e spesso far smettere, cruenti conflitti bellici.   E come non sottolineare l’impatto della Germania finalmente riunita in tutte le nazionali, o i primi giocatori di colore in squadre che rappresentano la Norvegia o l’Italia stessa?
L’importanza dello sport come fattore di crescita, nella condivisione delle vittorie e delle sconfitte, è palese soprattutto negli sport di squadra, dove le diversità si appiattiscono e aiutarsi a vicenda è l’unico segreto della vittoria.  Ma come dimenticare la corsa solitaria e vincente di Jesse Owens durante le Olimpiadi di Berlino del 1936? Il giovane afroamericano riuscì a sconfiggere nella fossa dei leoni nazisti gli avversari, di cui il maggiore era invisibile quanto pervasivamente nocivo: il razzismo.
Chi tra i primi ha intuito il collegamento tra valori, emozione e sport è sicuramente il cinema.  Tra i tanti film sull’argomento, basti ricordare
Fuga per la vittoria, dove guerra, resistenza, Pelè e Stallone si fondevano in una storia di grande spessore e altruismo.   Oppure più recentemente Rush, in cui si racconta la rischiosa e avvincente esistenza di piloti quali Niky Lauda.  Usare lo sport come leva di comunicazione può contribuire a migliorare la vita di tante persone, che trovano una motivazione e uno stimolo quotidiano capace di dare un un senso al proprio percorso.

Ecco direttamente da Youtube le immagini della corsa vincente di Owens nel lontano 1936

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