Le Iene show, bilancio di un’opera sfacciata e discussa


le ieneNel 1997 nasce in Italia il programma che, volente o nolente, più di tutti ha caratterizzato la nouvelle vague della comunicazione e indagine giornalistica, Le Iene show.
L’idea non è del tutto originale, infatti già da un anno in Argentina era in voga il format originale dal titolo “Caiga quien caiga”, che tradotto significa qualcosa tipo la giustizia è cieca o se ti tocca ti tocca..La versione italiana, da sempre visibile su Italia Uno,  fa col titolo un omaggio all’omonimo film del regista cult Quentin Tarantino.  Cosa rende unico questo show e soprattutto come sintetizzare a chi non lo conosce un contenitore che è la diretta esemplificazione del concetto di “infotainment”, informazione spettacolo?   Inizialmente il lato trasgressivo-comico era molto accentuato, con una Simona Ventura aggressiva e decisa.  Tra satira di costume e ricerche approfondite, risposte a cittadini senza speranze e servizi anche all’estero, sono numerosi i casi che hanno fatto discutere e scatenato polemiche.  Personaggi poi divenuti famosi come Fabio Volo o Victoria Cabello e Pif sono passati per questa scuola.  L’aspetto più interessante de Le Iene è l’evidente imbarazzo creato sia tra gli intervistati che tra gli stessi spettatori, soprattutto ai suoi inizi.   Sentire fior di parlamentari cadere su domande di storia da seconda media, a esser clementi, o sul significato dello spread mentre sembrava che l’apocalisse europea stesse da mesi per condannare l’economia dello stivale, è al tempo stesso impagabile e sconvolgente.   Vestiti di nero, camicia bianca e occhiali scuri,  quasi a dichiarare anche nel look la nettezza della propria mission, gli inviati si sono imbattuti in fatti e storiacce, mai perdendo di vista l’obiettivo di far trasparenza.  Ma non sempre si riesce a rimanare distaccati.
Lo dimostra
Giulio Golia, reporter napoletano che da diversi mesi sta conducendo una battaglia sacrosanta ma contraddittoria a favore di un metodo sperimentale terapeutico che ha preso il nome di metodo Stamina.   Senza entrare nel dettaglio di una vicenda drammatica che coinvolge la salute dei minori, va sottolineato come in questo caso l’insistenza su questa cura sia perlomeno inusuale, soprattutto visto i tanti punti oscuri e non verificati, che hanno portato molti media come Wired a dissentire apertamente.
Aldo Grasso, tra i più temuti e stimati critici televisivi del Corriere della Sera, ha sottolineato il dato che l’audience di questo show sia stato superiore di quello di Ballarò, baluardo dell’informazione di Rai Tre i cui ascolti sono spesso “trainati” proprio dalla presenza di un intrattenitore come Crozza a inizio programma.   Detto che Grasso ha il “dente dolce” verso la Gialappa’s Band – co-conduttori del programma assieme a Teo Mammuccari e Ilary Blasi – non si può negare quanto questo sorpasso mostri l’evoluzione dello spettatore verso un soggetto che va conquistato in modo più coinvolgente.
Cosa aggiungere?  Che come in ogni provocazione il rischio della banalità e della noia sono sempre dietro l’angolo, anche se 16 anni di durata sono notevoli in un contesto che tende a bruciare tutto in fretta.   La bravura degli autori è senza dubbio quella di rigenerare nel tempo il team, scoprendo di volta in volta dei personaggi come Nadia Toffa, che ha raccontato il dramma della Terra dei Fuochi immergendo le mani nella terra, mettendoci il viso non coperto e aprendo uno squarcio reale su una vergogna nazionale: l’inquinamento della malavita in Campania, causa di malattie anche gravissime.  Ecco il video dell’inchiesta dall’archivio mediaset La terra dei Fuochi

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