Netiquette: tra educazione, stile di vita e lavoro


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Selvaggia Lucarelli

L’ondata digitale ha modificato il modo con cui le persone si rapportano, spesso inconsapevolmente.   Molti si ritrovano dopo anni di reciproca indifferenza, tanti si conoscono solo online, vivendo i loro rapporti in un contesto non diretto ma “schermato” dal proprio smartphone o laptop.   Questo comporta l’affrontare una nuova problematica riguardo l’evoluzione dell’ homo comunicans, quella dell’educazione.
Si parla in questo caso di Netiquette, termine nato dall’unione di network (rete) con il francese étiquette (buona educazione), intesa come forma da seguire nell’interazione quotidiana online, anche nella propria professione.  Eccone alcuni esempi ed effetti pratici.

  • Le email, come comportarsi? – Sono state le prime forme di rapporti sul web ad essere coinvolte dalla questione e alcuni criteri di utilizzo sono questi.  Rispondere mediamente entro tre giorni dalla ricezione, per non mostrare di aver ignorato il messaggio.   Non scrivere troppo, evitare reiterazioni, soprattutto se non c’è stata risposta.   Evitare lungaggini, ma la scrittura prolissa è un vecchio tarlo e forse il più complicato da superare.
    La posta elettronica rappresentava, e rappresenta ancora, una barriera che comunque tutela la privacy di chi riceve i messaggi.
    Celebrità e followers –  Qui invece le distanze tendono a ridursi, per la possibilità di scrivere direttamente e visibilimente a qualcuno diventato famoso.  Il fatto che vip o simili siano disponibili al confronto mediante profili twitter o facebook non deve però spingere a forzare la confidenza,  soprattutto se non concessa.  Se si legge un “mi piace” al tuo commento, una risposta diretta o un retweet, è fondamentale non esaltarsi e cercare di mantenere un sereno distacco.  Così è contrario assolutamente alla netiquette assillare il personaggio se la si pensa diversamente, credendosi in potere di offendere solo in nome della libertà di espressione. Non sempre è facile rispondere nel mare magnum della rete, ma c’è chi ha saputo difendersi usando l’arma dell’ironia.  Mi riferisco alla giornalista e  blogger di successo Selvaggia Lucarelli, nota per il proprio carisma e sfrontatezza nell’esporre le proprie idee, che è stata apostrofata da un lettore con l’insulto (e mestiere) più antico del mondo solo per aver ironizzato sul concerto di Gigi D’Alessio su Canale 5.  Lei, per nulla sconfortata, ha telefonato a sorpresa a chi l’aveva offesa, facendogli fare una figura in diretta radio che ricorderà per molto, come si può ascoltare su Yotube.
  • Licenziati per un post, il sito dedicato – Purtroppo la rete tende a svilire il senso della buona educazione, proprio perchè genera una insensata convinzione di poter dire e fare tutto senza dover pagar pegno. Esiste la pagina Facebook Strike che raccoglie gli sfoghi e i casi di tanta gente che per un commento sarcastico, una battuta fuori luogo o similaria si sono visti recapitare una lettera di licenziamento.   Ma non ci si deve stupire, ne lamentare sempre.   Chi, rientro nella categoria, ha studiato giurisprudenza, sa benissimo che esistono le cosiddette associazioni di tendenza.  Possono essere di tipo politico, religioso o legate a un brand.
    Bene, da anni, da molto prima cioè dell’avvento di Internet, esisteva la casistica di persone mandate a casa per aver espresso opinioni “contrarie o avverse, in modo pubblico”, perchè non congrue con l’ente per cui si è dipendenti.
    Senza voler assecondare sempre e comunque la normalizzazione del pensiero, non si può pensare di insultare il proprio boss, deridere i prodotti che si vendono o ironizzare sulla propria azienda e pensare di farla franca.  Sabotare il luogo in cui lavori va oltre la netiquette, essendo spesso auto-lesionistico, poiché la critica che viene dall’interno aumenta in modo esponenziale la diffidenza di chi legge, in quanto considerata legittima e attendibile.
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