Microimprese snob sull’e-commerce: continuiamo a farci del male


foto da spmotorsport.it/news/e-commerce

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In Italia non esiste la grande e media impresa nel  senso classico del termine, perchè circa il 90 per cento dell’economia si regge sull’attività delle cosiddette microimprese.  Fin qui nulla di male o fuori dall’ovvio.  Paghiamo una innata incapacità di far squadra che si aggiunge alla pochezza di materia prima e capitali di base, che hanno sempre spinto a far leva su settori quali il manifatturiero o i servizi.  Il problema vero lo annuncia apertamente l’Istat nel suo ultimo studio di settore, dove si legge che “le microimprese (unità cioè con 3-9 addetti) adottano strategie quasi esclusivamente difensive.  Solo in alcuni casi cercano di ampliare la gamma di prodotti e servizi o di accedere a nuovi mercati. Le assunzioni, nella maggior parte dei casi di personale non altamente qualificato, riguardano nel 2011 una microimpresa su quattro”.  Inoltre, e qui è il dato più agghiacciante,  quasi il 50 per cento di queste  reputa l’utilizzo di Internet non necessario o inutile per l’attività svolta.  Solo un terzo di loro, tra l’altro, utilizza un sito web e un quarto ricorre al commercio elettronico.
Il  9° Censimento Generale dell’Industria e dei Servizi dell’Istat ci “spiattella” con la consueta durezza dei numeri lo stato di auto-abbandono che vige nel sistema economico italiano.  Cosa fare? Come reagire a questi dati?
La maggiore difficoltà del nostro Paese, che sta invecchiando senza una rigenerazione adeguata se non in regioni quali la Campania, è proprio nell’età media di chi gestisce queste realtà.   I cosiddetti ragazzi quarantenni sono messi ai margini da amministratori e dirigenti attaccati al proprio status.  Tuttavia questa difficoltà può avere un senso, pur autolesionista, nelle grandi realtà.  Le microimprese sono per loro natura di facile gestione pur con complicato raggiungimento di ricavato.   Se però la crisi spinge davvero alle opportunità, perché non lasciarsi andare al potere della rete, invece che a una lenta e sofferta agonia?
Ci sono opportunità che il sito delle PMI posta online  aiuta a studiare e che vanno valutate con la giusta attenzione. Ma per qualsiasi bando, incentivo, iniziativa, ci vogliono basi da cui ripartire, più che partire.  Mi riferisco alle microimprese esistenti, che devono darsi una mossa, anzi tre mosse a mio parere.   

  1. Assumere un SEO o esperto di web – Aiutare il nipote in ritardo con gli studi è cosa buona e caritatevole, ma non basta.  Ci vogliono esperti per organizzare la risalita dall’anonimato e la conseguente diffusione sul web. Non si può più arronzare su questo punto e va meglio considerata l’importanza di un “ranking” adeguato in tempo di crisi.   
  2. Rinfrescare l’offerta – Se non si vende i motivi sono essenzialmente due.  O la poca qualità del venduto, e qui c’è da cambiare strategia o lo scarso impegno nel metterlo in piazza.  In questo caso c’è da fare costruttivamente.  Come ci si impegna nel far cucire dei guanti o fare vasi artigianali o marmellate bio, bisogna dar fondo alle proprie forze per cambiare periodicamente esposizione o tipologia di offerta, per non saturare un mercato che non può più aspettare.
  3. Dimenticare il cliente fisso –  Uno dei lati che più fanno innamorare e odiare l’Italia al contempo è il trattamento favorevole verso il cliente fisso.  Quest’attitudine, apprezzata da questi ultimi, ha creato nel tempo una naturale diffidenza di chi osserva inerme questo fenomeno, “colpevole” solo di essere di un’altra città, regione o Stato.   Allarghiamo gli orizzonti, come si diceva già tempo fa, e rendiamoci  conto di quanto siamo sempre di più sotto gli occhi del mondo grazie a internet: basta aumentare la luce sul nostro impegno per attrarre mercato e avere giusta soddisfazione.
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5 pensieri su “Microimprese snob sull’e-commerce: continuiamo a farci del male

  1. Interessante post.
    L’Italia è vecchia anzi molto vecchia.
    Per comprendere che il business è sul web piuttosto che su bulloni ci vorranno come minimo 50 anni, mentre altri avranno consumato tutte le strade percorribili del Web
    E’ una nazione medievale, stiamo aspettando una “Giovanna D’Arco”, che non arriverà mai se non si aprono gli occhi per guardare.
    Soluzioni per e-commerce italiano ?
    Creare qui (semmai è possibile, vedi per le numerose tasse ) e vendere fuori Italia dove il mercato è interessante.

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  2. Grazie del commento. Il post vuole anche lasciare porte aperte alla speranza, in fondo se parliamo del problema del poco interesse al web delle aziende ne siamo consapevoli. Sta a loro cambiare se vogliono sopravvivere.

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