3D printer: dal web alla realtà


Protocells-Trainer

protocells-trainer scarpe auto-rigeneranti

In un mondo che si interroga costantemente su quanto Internet stia inficiando i rapporti, i commerci e le relazioni dirette, l’avvento delle stampanti in 3D ha spiazzato chiunque, in primis il sottoscritto.  Grazie all’intuizione di geniali informatici e al coraggio imprenditoriale di intraprendenti aziende siamo oggi  in grado di stampare oggetti reali attraverso i comandi dati dal computer ad appositi macchinari predisposti all’uso.  Come funziona il tutto?  In pratica il PC fa sempre il suo compito, quello cioè di eseguire un nostro comando.  Ad essere profondamente cambiate sono le nuove stampanti, essendo oggi capaci di elaborare polveri chimiche, materiali e colori in modo da dare alla luce un prodotto finito.  Ci sono oramai centinaia di esempi in rete (a fine post un video da youtube spiega come si è arrivati a questi risultati).  Addirittura è di questi giorni la notizia delle prime scarpe  Protocells-trainer , scarpini da corsa usciti da stampa in 3D e intessuti di un materiale biologico capace di rigenerarle (riparandole) ogni notte, rendendole sempre nuove di zecca.
Le azioni di mercato legate a queste stampanti oggi vanno alle stelle perché nessuno avrebbe mai potuto immaginare una diffusione tale.  Da chiavi inglesi a protesi mediche, alcuni addirittura prevedono tessuti umani, già oggi siamo di fronte a un oggetto capace di reinventare positivamente la nostra quotidianità. Per spiegarlo sinteticamente, basta fare l’esempio di un elettrodomestico, magari il carrellino della lavastoviglie si è rotto.  Con pochi comandi e nella propria casa si potrà produrre il ricambio, anche di colore diverso dall’originale.   Le preoccupazioni principali legate a questo mezzo riguardano la possibile ricostruzione di armi, cui si dovrà ovviare con limitazioni forti, ci si augura. C’è così tanta attenzione verso questo fenomeno, che in Giappone, da sempre patria dell’hi-tech, una piccola impresa permette di fare il “selfie”, foto di se stessi tanto di moda tra i social network, in 3D format.
Per le startup un’occasione? – Certo, come si legge infatti sulla rivista Firstonline.it,”le piccole e medie imprese hanno cominciato ad approfittare dell’arrivo delle prime stampanti low cost. C’è l’americana MakerBot, che costa circa 2 mila euro. Ma alcuni concorrenti scendono a meno di mille. A questi prezzi, non è possibile creare un prodotto commercializzabile. Ma c’è la possibilità di creare, rapidamente, un prototipo, senza dover passare da intermediari”.  In Campania, proprio di recente,  TechnologyBIZ, la grande kermesse dedicata all’innovazione,  ha presentato “Sud Makers: le nuove tecnologie incontrano il mondo dell’artigianato”, nei cui workshop si è assistito direttamente ai prodigi del 3D. Dunque non bisogna aspettare che questo mercato, raddoppiato in pochi anni, si saturi e va colta al volo anche la chance economica di questa innovazione tecnologica nata da circa 25 anni, ma che solo oggi entra nelle case di tutti.

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