100 dollari o la vita: storia di un uomo salvato da una app


leo_grand

da sinistra: Leo Grand e Patrick McConlogue

Gli Stati Uniti, pur tra le sue mille e più contraddizioni, riescono ancora regalare storie che rasentano la favola.  Tuttavia poco interessa sottolineare quest’aspetto dell’episodio che sto per condividere, ma il suo risvolto concreto.
Dunque, un ragazzo di New York  incontra un uomo che ha la sfortuna di vivere per strada.  Intuendone probabilmente le attitudini o solo per spirito di solidarietà,  gli propone questo: “O prendi 100 dollari cash qui e subito, o, in alternativa, accetti di seguire periodicamente mie lezioni per sviluppare applicazioni”  ( app, per tablet o smartphone).   La scelta è stata quella di mettersi in gioco e la storia  ha generato Trees for Cars, un app “green” a pagamento su Android e per dispositivi Mac, che ha spinto una giovane mente brillante ad alzarsi e reagire alla sfortuna.
Ci sono voluti solo quattro mesi, un tempo davvero limitato, per ricevere da Patrick McConlogue   il mentore di 23 anni –  lezioni di codici necessarie per raggiungere la propria indipendenza e professionalità adeguata, come ben racconta il portale Mashable.
In un Paese come l’Italia, in cui le proteste di queste giorni vanno di pari passo col profondo disagio sociale, manca esattamente questo.  Non servono forconi  o nuove idolatrie, ma mentori, tutor, persone capaci di insegnare e dare opportunità a chi sente che la vita sta sfilando via senza un progetto.   Non è una questione di età e proprio questa storia mostra un giovane ventenne dare lezioni a un uomo sulla soglia dei 40.
Questo ci conferma, ancora di più, che le opportunità delle nuove tecnologie, i nuovi linguaggi della comunicazione e tutto ciò che spesso viene cialtronescamente liquidato come bolla economica, racchiude un senso profondo di rinnovamento e possibilità le cui potenzialità sono esponenziali.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha di recente fatto una dichiarazione diretta alle nuove generazioni  passata colpevolmente sotto traccia.  Ha infatti detto: “Don’t buy a new video game, make one by learning to code”, incitando gli studenti a non comprare solamente i video game, ma di imparare a crearli.
Un approccio nuovo, sfrontato, verso il mondo dei programmatori sempre molto chiuso in se stesso, ma che un giorno forse porterà migliaia di persone a costruire una propria realtà lavorativa senza che ci sia più il bisogno di rincorrere le chance professionali, spesso presunte, del mercato.

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