Calcio e altri sport: storie controverse e messaggio da dare


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Philadelphia basket stadium – Copyright © Pierpaolo Basso

Da Il Fatto Quotidiano: “Sconfitta per 0-3 a tavolino, un punto di penalizzazione, 109 euro di multa alla società e allenatore ancora sotto indagine degli organi federali. Ma soprattutto un’occasione persa. E’ quanto deciso dalla Federcalcio, che ha letteralmente stroncato Alessandro Birindelli, ex campione d’Italia con la Juventus e attuale responsabile delle giovanili del Ac Pisa 1909, per quanto fatto sabato scorso. La partita era Ospedalieri-Pisa, Toscana, categoria Esordienti Fair Play, ovvero bambini nati nel 2001 (ma il Pisa schiera i classe 2002). Durante la gara, sugli spalti scoppia una lite tra genitori. Per un passaggio sbagliato: un ragazzino non riesce a dare la giusta direzione alla palla, il papà di un suo compagno ne chiede il cambio in malo modo, il genitore di chi ha sbagliato non la prende bene. Le urla arrivano sul terreno di gioco.  Birindelli le sente. Si avvicina agli spalti e avvisa: “Se continuate ce ne andiamo”. Parole inutili. Il match riprende, il battibecco pure. E l’ex terzino dei bianconeri mantiene la promessa: richiama i suoi ragazzi, parla con l’arbitro e gli avversari, ritira la sua squadra”.  Un episodio che avrebbe dovuto spingere a una profonda riflessione sulla cultura dello sport, ma che invece si è glacialmente concluso con la punzione della squadra che avrebbe invece meritato un solidale encomio.
Colpisce poi la notizia riguardo le motivazioni legate ai furti di orologi Rolex subite dai calciatori del Napoli.  Negli ultimi anni una serie di scippi (allo sloveno Hamsik più di uno) avevano messo in discussione la sacralità del rapporto tifoso-atleti.  Oggi pare si sia scoperto che tutto era dovuto al malcontento di famigerati ultrà che non accettavano la “poca” partecipazione dei giocatori ai loro eventi.

E poi le continue news di cori beceri contro i giocatori di colore o di squadre del Sud (Milano, Torino- tifo Juventus-, Verona e Roma gli stadi più puniti) e infine il coinvolgimento, si spera non veritiero, del gladiatore “Ringhio” Gattuso in un diffuso giro di calcio-scommesse.
Cosa ha a che vedere questo declino nei comportamenti con il settore media?  Se la comunicazione è veicolo di messaggi, in questi casi ci troviamo di fronte a episodi che danno un’immagine cupe, lugubre, fondamentalmente corrotta del primo sport italiano.
Fin qui abbiamo parlato di atti per cui serve l’intervento della polizia, ora affrontiamo le responsabilità delle persone comuni e non inclini alla delinquenza o violenza fisica.  Se i bambini che tifano Juventus insultano il portiere avversario ad appena 7-8 anni, è per il sorrisetto del padre mentre ascolta  lo stesso coro o ne è tra i protagonisti.  L’offesa all’avversario è una peculiarità tipicamente italiana,  nazione da sempre divisa tra Guelfi e Ghibellini, senza che ai più giovani si “tramandi” la fondamentale importanza dell’accettazione della sconfitta e del rispetto degli altri.
In Europa si fa spesso l’esempio dell’Inghilterra, ma anche di altre realtà come la Germania, dove si supporta, sempre e comunque,  il proprio team, senza denigrare gli altri.   E’ singolare poi come nel Bel Paese quando si perde il tifoso ha due tipiche reazioni: o si chiude in mutismo agnostico o insulta i propri giocatori, aspettandoli ai bus per un’ulteriore razione di grida; magari con prole a seguito.   Mentre molti sono i casi all’estero di squadre convintamente applaudite dopo retrocessioni in serie inferiori.
Negli Stati Uniti, patria di molti sport, è tutta una gran festa.  Le partite della mitica NBA, basket professionistico, sono occasione di puro divertimento, con le mascotte che “sparano” t-shirt verso il pubblico, che partecipa calorosamente, ma mai, o quasi mai, oltre i limiti consentiti.   E non si può dire che siano “freddi”, visto l’esempio dello stadio dei Kansas City, NFL, football americano, che ha superato il record del mondo di rumorosità, arrivando a ben 137,5 decibel.  Stiamo parlando di urla paragonabili al rumore dei Boeing ad alta quota…

La nota più contraddittoria, tornando al nostro mondo, è legata poi a come in Italia si discute tra i media di calcio.  I giornalisti sportivi, i locali in primis,  calcano talvolta la mano per aizzare il tifo contro gli avversari.  Un pò per farsi amiche le società di riferimento, ma anche per avere maggiore seguito e gradimento.  Si sa, chi urla di più è sempre più ascoltato di chi ragiona in Italia.
Che fare allora?  Difficile cambiare se non si parte dalle scuole, sia sportive che quelle classiche.  Va sottolineato che la competizione di per sè non è affatto negativa.  Tempra, prepara alla durezza della vita e, se ben guidata, spinge ad avere punti di riferimento e obiettivi propri.  Tutto sta a riuscire a diffondere il concetto, soprattutto tra gli adulti, che si può vincere e perdere in mille modi, ma l’odio verso l’avversario spinge a rendere virale la violenza anche nella vita di tutti i giorni.

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