Il sentimento di un post, tra marketing e percezione della felicità


emoticonsC’è una tendenza sempre più diffusa legata ai milioni di messaggi che quotidianamente invadono il web.  Tempo fa mi occupai dell’importanza della netiquette o della consapevolezza di ciò che si scrive in qualsiasi bacheca pubblica, ma in quei casi si parlava della difesa della privacy o di come evitare di fare brutte figure in ambito lavorativo e non.   L’aspetto che interessa ora approfondire è quello che nel settore comunicazione è soprannominato Marketing emozionale.
Un’espressione sì contraddittoria, ma che spiega come le grandi aziende siano sempre più curiose di scoprire gli umori personali espressi via post, per dare una specifica direzione ai propri target.
Tempo fa, non tanto a dire il vero, era di uso comune proporre questionari per comprendere il parere di un cliente o visitatore di un’azienda.  Oggi, in un’epoca iper veloce, si cercano vie di accesso molto più rapide.
Le chiamate al proprio gestore telefonico spesso si concludono con la richiesta di fornire un’opinione sull’operato del call center.  Molti giornali importanti, in primis il Corriere della Sera, chiedono spesso a fine articolo di indicare che sensazione ha provocato leggerlo, con tanto di faccine descrittive su cui cliccare.  Ma siamo appena alla punta dell’iceberg.     Approfondiamo i principali contenitori di queste nostre sensazioni: i social network.
Facebook da tempo monitora le sensazioni espresse, inizialmente per filtrare e censurare atti considerati contrari al comune sentire, ma nel tempo anche per limare tecniche atte a meglio comprendere i gusti di potenziali clienti; propri o di aziende amiche.   Siamo oramai abituati a sponsor inseriti sui nostri profili come pagine “raccomandate” ed è alta la probabilità che quello che scriviamo diventa indicatore di quale promozione suggerirci.
Linkedin è di per sé un connettore di business globale.   Da qualche tempo all’interno dei suoi profili agisce “Pulse”, un laboratorio di articoli, idee e start up che da un lato ispira, da un altro spinge gli utenti a esporsi su svariati argomenti attraverso i propri commenti e consigli di pagine.  Non più quindi un social network solo per la ricerca di lavoro o aumento di contatti, ma uno spazio di continua interazione economica.
Sta invece facendo rumore in Italia l’esperimento Voices from the Blogs legato a Twitter.  Una ricerca dell’Università di Milano è stata capace di catalogare ben 43 milioni di “cinquettii” scritti in tutto il 2013 in Italia, riuscendo, attraverso un indicatore chiamato iHappy, a scoprire che gli Italiani sono stati più ottimisti nell’anno appena trascorso rispetto al deprimente 2012.
Immaginate cosa può diventare in mano ad aziende esperte questo bacino di dati reso pubblico.
Diverse critiche riscosse anni fa Gmail, la posta di Google, non tanto velatamente accusata di studiare attraverso algoritmi specifici le mail dei propri utenti.  Senza leggere i contenuti, ma filtrando in automatico parole chiave per inserire pubblicità ad hoc.   Secondo questa ipotesi, quindi, scrivendo “ci vorrebbe un viaggio in questo periodo!”, potrebbe apparire un logo che rimanda a Expedia o  motori di agenzie di viaggio affini.  Tuttavia l’argomento è controverso e va dato atto al gigante di Mountain View di essere tra quelli che più ascoltano il sentore dei propri sostenitori e critici.
La grande poetessa Alda Merini disse una volta  “Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni”.   Un concetto che associato al marketing emozionale deve spingere tutti noi internauti a farsi coinvolgere dagli spunti della rete, ma senza svendere le proprie sensazioni nè farsi “condurre” ad acquisti o azioni specifiche da scaltri quanto economicamente interessati attori.   Tuttavia, questo gioco delle parti rende incredibilmente coinvolgente l’approccio al ring del web…

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