Scompare la Net Neutrality: corsie preferenziali per chi paga


netneutralityPer la prima volta un tribunale americano, di Washington, ha sentenziato che le attuali regole di uguaglianza e trasparenza in rete, denominate Net Neutrality, non sono più valide.
La sentenza
, su ricorso del colosso telefonico Verizon,  boccia le norme decise nel 2010 da Fcc (Federal communications commission), come sottolinea il Sole 24 Ore.   Cosa succede in termini pratici? Vediamo in breve.
La neutralità della rete, riguarda il modo con cui i provider, i fornitori e gestori di banda larga, gestiscono in modo paritario i contenuti in rete. Questo principio, è sempre stato considerato un caposaldo della libertà online.   Questa decisione potrebbe spingere invece questi fornitori del servizio a chiedere un canone ulteriore per favorire la diffusione di alcuni contenuti rispetto ad altri.
Immaginate You Tube, che da anni “consuma” una quantità enorme di banda larga per diffondere i suoi video.  Se questa disposizione sarà applicata definitivamente, chiunque, pagando un tot, avrà i suoi contenuti sempre più diffusi, a scapito di concorrenti meno potenti.
Se la rete a banda larga diventa un gestore di traffico arbitrario, i rischi vanno di pari passo con le opportunità per i grandi colossi della telecomunicazione.
Da un lato, c’è chi obietta che eliminando la parità di distribuzione dei contenuti in rete potrebbe aumentare la censura o l’affermazione di un pensiero dominante gestito da chi ha maggiore potere economico.  Dall’altro si profila una nuova opportunità di rilancio, con un flusso finanziario incredibile tra fornitori di spazio online e fruitori del servizio.
Il termine Net Neutrality, nato in Europa nel 2003 in ambito di gestione dei servizi di telecomunicazione, è sostenuto anche da chi intende il servizio fornito dai provider al pari dell’accesso a internet. Secondo questo assunto, così come possiamo connetterci su internet tutti allo stesso modo, chi gestisce la distribuzione della pagine, dei siti, dei contenuti vari dovrebbe dare a tutti pari opportunità di diffusione e presenza.
Questa sentenza invece potrebbe favorire la nascita di un mercato della banda larga, a dirla in soldoni, in cui i più potenti produttori di content online potranno rafforzare incredibilmente la loro presenza sul web, rendendo in contemporanea obsoleti e lenti i tentativi dei propri antagonisti non paganti.
In piccolo (per le dimensioni mondiali di cui parliamo) si può paragonare questo al servizio di promozione dei propri contenuti online fornito da Facebook a pagamento.  Già oggi all’interno del social si può scegliere di rendere i post della propria pagina aziendale più diffusi tra gli utenti, con varie soglie di pagamento a seconda della grandezza della cerchia che si vuole raggiungere.
Ecco, pensate a un “traffico” del genere con i titanici provider a far da Facebook e tutti gli interessati a diffondere le proprie news online obbligati a dover pagare sempre un canone per non rischiare di vedere i propri prodotti online disperdersi nel mare magnum del web.  D’altro canto, i singoli utenti sarebbero inconsapevolmente spinti a leggere certi contenuti perché apparirebbero prima e più velocemente ai propri occhi durante una ricerca specifica.   Ecco perché la Net Neutrality riguarda un pò tutti.

 

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