Social&media: è la volta di Facebook Paper


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A 10 anni dalla sua nascita – 4 febbraio 2004 –  il social network più affollato al mondo annuncia la sua nuova creatura, Facebook Paper.   Si tratta di uno spazio, solo per iPhone (sistema iOs) al momento, attraverso il quale si potranno vedere e condividere news con amici e conoscenti, allargando il compasso del media sharing.   Quindi si profila una crescita degli obiettivi del gigante di Mark Zuckerberg, che non vuole assolutamente perdere la battaglia delle news via social media.  Implementato dai Creative Labs di Facebook, il servizio si presterà ad essere uno strumento personalizzato, capace di continue interazioni con le news feed e la possibilità di scegliere tra dodici aree disponibili tra le proprie preferite.
L’introduzione non è del tutto originale, poiché altri social già da tempo hanno manifestato interesse verso questo settore. In primis Twitter, che dalla Primavera Araba a tutti i maggiori eventi mondiali degli ultimi anni ha dato a chiunque la possibilità di venire a conoscenza di  avvenimenti eclatanti e spesso storici.
Linkedin ha lanciato invece  Pulse , un’area tematica molto interessante dove si alternano news a consigli di guru dell’imprenditoria quali Richard Branson della Virgin o esperti della comunicazione in generale come Jeff Weiner o Reid Hoffman, fondatori dello stesso Linkedin.
Ci sono poi app per smartphone tipo News Republic, che ti permettono di fare una scala personale di news, addirittura spostando le icone nella posizione preferita sullo schermo (in alto, basso, centro ecc.) così da impaginare il proprio mini-giornale suddiviso su categorie preferite: dalla cronaca, all’intrattenimento, dallo spettacolo al gossip, fino alle info locali.
Ma in questo turbinio di notizie, quanto ci guadagnano i media tradizionali?   La crisi profonda in cui versano i quotidiani cartacei, in particolare quelli più storici, è in parte legata a questa iper-diffusione dei social network; un dato innegabile.
Mentre una volta le fonti delle proprie info mattutine erano la TV, il giornale o la radio, oggi questi media accompagnano l’informazione, che viene in primo luogo “captata” dalle sovra-citate fonti.
Ma come è possibile, verrebbe da chiedersi, che i social network che fanno solo da megafono di articoli, video reportage e news in generale ci guadagnano più di chi le produce? La prassi di prendere una fonte e di diffonderla “intascando” maggiori profitti sta portando disagi e interrogativi tra chi vive di news making, ma bisogna in qualche modo conviverci.
Il futuro?  Seguire l’evoluzione dei social media networks, poiché se una percentuale sempre più crescente di lettori cerca lì i titoli delle news quotidiane, non si può ignorare o combattere il fenomeno, poiché è un trend irreversibile. Probabilmente saranno proprio i grandi mezzi di informazione a cercare di diventare social network o perlomeno di allearsi con gli stessi. Vedremo.

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