Da Startup a Scaling up: evoluzione della specie


scaleL’idioma della innovazione è inesorabilmente anglosassone e bisogna cercare di essere sempre aggiornati sulle nuance della lingua per capire verso dove stiamo andando, spesso inconsapevolmente.  Di recente ascoltavo una conferenza tenuta da Gianluca Dettori, responsabile di Dpixel, tra i guru più influenti della digital economy in Italia, inventore di Vitaminic e divenuto popolare grazie al programma Shark Tank di Italia 1. Un programma che ha tra l’altro investito su 20 progetti d’impresa, tra i quali fa piacere ricordare quello di Menia Cutrupi Mamma Menia, piattaforma di cui accennai in occasione di un evento di NAStartup.
Torniamo al punto di fondo.  In questo pitch, ho sentito parlare di scaling up, non era la prima volta che ascoltavo usare questo verbo che potremmo definire “induttivo”, ma da quel momento in poi ho realizzato che non c’è esperto o manifestazione hi-tech che oggi non lo usi. La Treccani – nel dubbio la tradizione viene sempre in supporto – definisce lo scale-up: “Nella tecnica, operazione che consente di realizzare un’apparecchiatura o un impianto in piena scala (cioè in scala industriale) in base a una sperimentazione preliminare condotta su un modello di minori dimensioni (cioè in scala pilota o di laboratorio). Nella tecnica, operazione che consente di realizzare un’apparecchiatura o un impianto in piena scala (cioè in scala industriale) in base a una sperimentazione preliminare condotta su un modello di minori dimensioni (cioè in scala pilota o di laboratorio)”.
Dunque si parte da un modello di base, lo si studia, se ne valuta la compatibilità e prospetto di crescita economico-commerciale e, praticamente, si alza il tiro. Non più incontri e progetti incentrati su “è interessante, parliamone in futuro”.  La nuova tendenza è quindi di superare la fase Beta, accelerare il passo e diventare grandi.
Per fare questo però ci vogliono ingenti finanziamenti, che vanno al di là del cosiddetto seed funding, ma lascino aperte strade alla strutturazione nel mercato.  Un sostegno pubblico importante è quello di Invitalia, al cui vertice è stato nominato di recente Salvo Mizzi, un altro antesignano dell’era web in Italia e ideatore di Working Capital (oggi TIM #Wcap), che avrà il compito di scegliere come investire  50 milioni di euro messi a disposizione per 100 startup meritevoli e in prospettiva capaci di entrare nell’ecosistema dell’economia digitale, con l’intento di crescere e superare le tante difficoltà che ancora oggi il mercato Italiano pone.

 

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