Facebook e la privacy ai tempi delle bufale in rete


facebook-bufaleCome difendersi sui social network o sul web in generale da notizie infondate, discutibili e capaci di provocare un senso di incapacità di reagire?  Andiamo con ordine. Recentemente l’ennesimo annuncio urbi et orbi online di un imminente Facebook a pagamento (5.99 euro/dollari) ha convinto migliaia di utenti, attraverso una serie di finte citazioni di testi giuridici, a fare copia-incolla del comunicato sul proprio profilo per non rinunciare alla tutela dei propri contenuti (post, video, foto) nei confronti di chiunque. Ci sono caduti in molti, anche giornalisti e persone che frequentano il diritto. I motivi di questa capacità persuasiva sono tanti, uno di questi è che essendo aumentato il numero di fonti online diventa praticamente impossibile controllare la veridicità della news che ci giungono.  A volte capita che certe “veline” possono celare verità prossime ad accadere, come quando si parlava di un WhatsApp a pagamento, cosa che effettivamente si è verificata.
Ma chi non ricorda il caso del senatore Cirenga? Nel 2012 uscì la notizia che questo rappresentante del popolo avesse promosso una legge per “aiutare” i senatori fuorisciti dal Parlamento a trovare lavoro. Si parlava di un fondo pari a 134 miliardi. Ora, leggendo con attenzione il comunicato appare invece evidente la bufala. Prima di tutto si parla di 422 votanti (257+165), quando il Senato della Repubblica è formato da 315 senatori (309 in Italia e 6 all’estero).  Ma la cosa più assurda è che questo senatore Cirenga NON ESISTE!
Per difendersi quindi bisogna non esser pigri, evitando di condividere notizie solo perché sono abbastanza roboanti da far girare in rete una propria, pur legittima, rabbia verso il potente di turno o contro un’ingiustizia sociale. Cerchiamo di verificare prima di “inquinare” la rete di falsità.
Per quanto riguarda la difesa della privacy online, stiamo attenti alle semplificazioni, ma anche alla difesa strenua “post-firma” di adesione al network di turno.  Facebook, come altri – persino le APP che scarichiamo –  si arrogano il diritto di mettere il naso negli affari tuoi, pur dandoti il modo di difenderti nel settaggio della privacy.  Più occhio dunque a cosa condividiamo, limitando alle sole cerchie di amici di assistere a contenuti sensibili, perchè non c’è comunicato successivo che possa aiutarti a questo fine.   Per quanto riguarda le bufale in rete, invece, prendiamo l’abitudine di non dare sempre per vero quello che leggiamo, anche se letto sulle bacheche degli amici (che possono incorrere in errore).  Per non passare dal periodo “è vero, l’ha detto la Televisione” al periodo “è vero, l’ho letto su Facebook”.

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