Campagne promozionali, Fertility day, epic fail e alcuni consigli


pubblicitaCi sono esempi recentissimi che spingono a pensare, o sperare, che il mondo digitale stia diventando sempre più reale, anche in Italia. Nonostante i risultati, spesso tutt’altro che soddisfacenti. Mi riferisco innanzitutto alla campagna del Fertility day del ministero della Salute, che, al di là di ogni legittima opinione sull’argomento, sarà ricordata soprattutto per foto considerate fuori luogo oppure acquisite da altre campagne. In entrambi i casi il web si è scatenato per l’incapacità di mandare un messaggio in immagini coerente con il “sentiment” popolare.
Poi c’è una foto del Movimento 5 Stelle presa (pare) pari pari da un concerto del dj Guetta e non durante un comizio. Boom. Come giudicare questi episodi dal punto di vista della comunicazione e dell’adattamento del messaggio alla diffusione via web e social network? Credo che siano 5 le lezioni che si possono trarre da queste vicende.

  1. Evitare l’approssimazione – Scegliere foto usate per altre campagne pubblicitarie o, peggio, da contesti diversi da quelli che si vogliono promuovere, fanno cadere subito un elemento fondamentale nel rapporto col reader: la autenticità.  I lettori sono sempre più informati e capaci di interpretare nuance impercettibili, quindi mai darli per scontati.
  2. Investire sulla qualità primaria – Nel caso del Fertility day sembra emergere che il direttore della comunicazione fosse un avvocato.  Ma al di là di questa fallacia di ruolo, perché non assumere grafici per creare da se’ una campagna unica, speciale e valorizzante invece che acquistare foto, per giunta già utilizzate in altri importanti contesti?
  3. Pochi fondi? Fai da te – Huawei, Samsung, iPhone, LG; devo continuare? La qualità delle foto prodotte dai nuovi smartphone per le foto (di solito non inferiore ai 12 mega pixel) dovrebbe spingere anche chi ha meno finanze di un ministero di postare immagini coerenti, accattivanti, brandizzanti o comunque capaci di attirare l’attenzione.  Perché uniche.
  4. La didascalia va pensata e ripensata –  Poche parole, massimo due righe, dove riassumere il senso di un messaggio. Vi pare facile? Bravi, non lo è infatti. Bisogna saltare le frasi fatte, cercare di usare il meno possibile slogan già sentiti, essere brillanti e mettere in risalto l’immagine.  Una frase stimolante ti spinge a riflettere sulla foto e più riesci a far indugiare su questa, più aumenti esponenzialmente le probabilità di successo.
  5. Evita la via semplice –  Alcuni parlano di effetto Mulino Bianco. Un brand che ha fatto della tipicità, della banalità e del senso ripetitivo della quotidianità un marchio di fabbrica.  Ma se per loro funziona, è molto complicato seguirne l’onda imitandone lo stile.  Bisogna osare, non temere la reazione e non essere necessariamente diretti.  Una foto e didascalia vagamente distante da cosa promuove può anche intrigare a investigare.  E qui come non citare la compagnia Norwegian.com che ha semplicemente postato una immagine monocolore con la scritta “Brad is single” così da promuovere voli verso Los Angeles? Tutto alla luce del recente split tra i famosi attori Brad Pitt e Angelina Jolie. Brillanti.  Per non parlare della Ceres o della Red Bull che fanno della sfrontatezza oculata un segno distintivo.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...