Ascesa di Trump, discesa dei media


trump_clintonL’elezione a  Presidente degli Stati Uniti di Donald Trump ha completamente disatteso le previsioni, che vedevano vincente la candidata democratica Hillary Clinton.  Viene da chiedersi come sia possibile che tutti i principali network statunitensi, e non solo, sondaggisti famosi e meno, membri del mondo dello spettacolo e delle cosiddette minority, abbiano toppato tutti.  Proprio tutti.  L’unico ad avere indovinato il risultato è stato Michael Moore, il controverso regista americano, famoso soprattutto per il racconto Bowling for Columbine, che aveva definita certa la vittoria del magnate, per una sorta di ribellione popolare al potere consolidato.
Come spesso accade in questo blog, cerco di focalizzare su come i media, ed in particolare i new media hanno contribuito a questo effetto.

Facebook and Trump – E’ il trend topic del momento, quanto il gigante di Zuckerberg ha favorito l’ascesa al “trono” di mr. Apprentice? Per molti è stato un viatico (involontario) di consenso, fattore che pone anche interrogativi su come uno strumento nato come contenitore di notizie stia diventando un’arma a doppio taglio.  Soprattutto quando, e questo è il j’accuse più diffuso,  c’è un dubbio riguardo la diffusione di notizie false, volte a gettar fango sul candidato avversario.  Qui la difesa del fondatore del social network.

Twitter and Trump – In questo caso c’è una doppia lettura da fare.  Anche qui si pone l’accento su presunte informazioni fasulle diffuse sulla Cinton, che avrebbero inciso sulla percezione e valutazione della stessa. Tuttavia va sottolineato in questo caso il massiccio utilizzo del mezzo da parte dello stesso Trump, che non ha perso l’occasione di concentrare nei 140 caratteri permessi tutte le promesse, attacchi e quant’altro considerasse importante da condividere. La sua comunicazione spesso assertiva e virulenta, ha sicuramente contribuito a fomentare e incitare molti indecisi, che hanno probabilmente letto nelle sue parole il desiderio di cambiamento di una nazione.

Media tradizionali vs Trump – Qui l’attenzione va sicuramente su due “totem” americani, pur con diversissimi stili, mission e attitudine.  Il primo è il New York Times, simbolo di una campagna quotidiana tesa a delegittimare un candidato, Trump, che era considerato avversario per linea politica, e che, usando le parole del Presidente Obama, era a loro parere “unfit for the role of President”.  Questa continua battaglia informativa non è riuscita a indebolire e limitare l’ascesa del neo-eletto Presidente, nè a rinforzare l’immagine di Clinton.  L’altro esempio è il Saturday Night Live (SNL), che attraverso l’attore Alec Baldwin ha costruito una imitazione estrema e realistica che invece di rendere più innocuo e inattendibile il candidato Repubblicano, lo ha per assurdo forse reso più familiare e accettabile.

L’analisi dei risultati, che qui ha solo una funzione di lettura del comportamento dei media, andrebbe sicuramente arricchita da altri fattori. Resta il fatto che se oltre il 50% delle donne bianche così come molte minority hanno votato per chi ha vinto, bisognerebbe chiedersi se invece di puntare il dito contro, non sia il caso di assumersi la responsabilità, per non essere riusciti a contrapporre un messaggio, un programma e un’idea di governo del Paese più convincente.

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