La post-truth come modello dei Millennials?


Brack Obama

Barack Obama foto di ©Pierpaolo Basso

Quando leggiamo una news, un post, persino un cartello pubblicitario, sono miriadi le associazioni che facciamo e maggiori sono le conoscenze di cui disponiamo, maggiore sarà la capacità di interpretare quello che affrontiamo.  Una frase dell’uscente Presidente degli Stati Uniti Barack Obama  durante il suo commiato recita così: “The rise of naked partisanship, and increasing economic and regional stratification, the splintering of our media into a channel for every taste — all this makes this great sorting seem natural, even inevitable. And increasingly, we become so secure in our bubbles that we start accepting only information, whether it’s true or not, that fits our opinions, instead of basing our opinions on the evidence that is out there”. Che tradotto significa che la crescita di una spiccata partigianeria e delle sperequazioni economiche, fanno sì che anche i media accelerino nello spingere più le opinioni in avanti, che l’evidenza dei fatti. Mentre noi, in una apparente bolla protettiva, ci facciamo andare bene solo le idee che corrispondono alle nostre, senza cercare l’evidenza dei fatti.
Questo ragionamento la dice lunga su come stia cambiando la nostra percezione di quello che è reale, rispetto alla propaganda o, peggio ancora, alla diffusione di notizie false che hanno fatto coniare il termine post-truth parola dell’anno secondo The Oxford Dictianories. Si tratta di verità dimostrate che emergono però dopo la diffusione di una “bufala” in rete. Verità tardive potremmo dire, poiché è tale e tanto radicata la presenza del web nella vita di molte persone, che spesso ci si accontenta della prima fonte, ignorando la replica o la palese smentita susseguente.

Chi paga o rischia di pagare il prezzo più alto da questa situazione?  Sicuramente le generazioni post X, post 2000 o come si usa dire quella dei Millennials. Coloro i quali sono nati, per sommi capi, dalla metà degli anni ’80 in poi, che vivono internet come fonte principale e genuina di informazione.
Per de(in)formazione professionale sono abituato a cercare sempre conferma quando leggo post o notizie clamorose, ma non tutti fanno così, perché non sono abituati alla vecchia metodologia dei media; vecchia ma rassicurante.
Per chi è passato dalla carta stampata ad internet, sarà più immediato l’istinto di confrontare, cercare riscontri e verificare cosa si legge.  Ragazzi cresciuti a media ricevuti via Social Network sono invece spesso “preda” di siti furbetti che, consapevoli di diffondere false notizie, foraggiano economicamente i propri siti grazie ai click dei creduloni.  E purtroppo sono spesso così raffinati nella loro “sofisticazione”, da confondere persino media tradizionali, che ospitano questi link o news senza aver controllato bene prima.
Finisco dando un semplice ma credo fondamentale consiglio a chi vuole comprendere la realtà intorno a noi e magari non ha ancora le armi per capire subito chi è serio da chi non lo è affatto.

  • Evitate chi urla con titoli tutti in maiuscolo, è una tecnica grossolana di chi ha nulla da dire.
  • Se qualcosa di veramente forte viene annunciato, a meno che non si tratti dell’homepage del New York Times o di fonti conosciute, aspettate almeno 10 minuti prima di condividere.Se anche altri blog o media ne parleranno, allora il fatto ha basi di realtà.
  • Andate oltre chi fa sempre il clickbait, quella tecnica con titoli quali “non crederete mai a cosa ha fatto X”,  “Ecco chi si nasconde dietro Y”, e tanti altri modi per lasciarti con l’acquolina in bocca in attesa di riscontro. Che spesso è deludente e inutile.
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